L’arte come vitalità dell’esperimento creativo

«L’arte è una similitudine della creazione», ha scritto Paul Klee ne La confessione creatrice (1920), testo di riflessione critica e didattica in cui vengono indicati i problemi fondamentali della conoscenza della forma.
Per esempio: «Un punto si fa movimento e linea: ma questo richiede del tempo. Altrettanto allorché una linea muovendosi diventa una superficie, e lo stesso per il movimento da superficie a spazi». E ancora: «L’opera figurativa è nata dal movimento, è essa stessa movimento fissato e viene percepita con il movimento».
Se queste riflessioni non fossero alla radice della nuova coscienza artistica contemporanea, gran parte delle ricerche che il Novecento ha prodotto si sarebbero forse limitate a ripetere il visibile, senza tentare di rendere visibile quella parte nascosta del reale che l’artista affronta come viaggio nel regno di una migliore conoscenza.
Al centro di questo desiderio stanno le forze dinamiche della vita, l’idea dell’atto creativo come genesi, il processo di invenzione come vitalità del fare e del pensare, l’identità della forma come sostanza che si prolunga nello spazio e nel tempo, collegando passato e futuro nella durata dell’immaginazione.
L’arte è legata alle trasformazioni dell’esistenza, dunque, è un esercizio ininterrotto del corpo e della mente che si sviluppa con rigore e fantasia sulle vie della sensibilità, è ricerca del non conosciuto, tensione primaria che si amplifica nel segno della vita in una dimensione pluridimensionale: l’unica possibile per affermare l’inesauribile vitalità del pensiero creativo.
Più che le singole opere, conta il senso della ricerca, il valore del linguaggio come crescita, svelamento di forme che vengono alla luce senza modelli precostituiti, come risposta al desiderio di cercare e, ancora, di cercare. Sempre e solo cercare, anche a costo di non avere mai risposte ma solo incertezze che producono dubbi, interrogazioni, disorientamenti nel vasto territorio delle forme.
«Finora abbiamo rinvenuto dei frammenti, non il tutto», questo dice ancora Klee indicando l’unico modo possibile di intendere l’arte come segno della vita, mobilità dell’esperienza sensibile, spazio segreto della creazione.

Muovendo da queste straordinarie riflessioni, non si può che immaginare il senso dell’arte come somma di movimenti che si compenetrano e si stratificano nell’infinita dialettica tra percorsi individuali e collettivi, alternando motivi analitici a movenze immaginative, esperienze diverse e concomitanti che convergono nell’esigenza assoluta di penetrare nel corpo invisibile della realtà: luogo non solo di osservazione ma soprattutto di invenzione.
Le ricerche degli artisti odierni indicano una complessità di riferimenti espressivi e comunicativi che corrisponde al fermento culturale e al dibattito dell’attualità, inteso come rapporto vitale con le forme innovative della contemporaneità ma anche come persistenza di modelli espressivi legati agli sperimentalismi del passato.
Il rapporto con le nuove tecnologie, su cui oggi si insiste in modo forse spropositato, non va considerato come unica soluzione per affermare il presente dell’arte; continuano infatti a valere atteggiamenti legati alla pittura e alla scultura, come strumenti di
rivelazione del colore e della forma. Si tratta di mezzi apparentemente tradizionali che rinnovano le forme dell’immaginario mantenendo precisi rapporti con la storia delle forme artistiche, tramiti indispensabili per vivere una dimensione, forse inattuale, ma certamente degna di attenzione. Parallelamente, crescono le cosiddette ricerche sperimentali, legate ai nuovi materiali e alla contaminazione delle tecniche, forme di elaborazione visiva che sarebbe riduttivo restringere a pure terminologie critiche.

Questa mostra dedicata ad ANPO è una testimonianza intorno agli orientamenti creativi degli artisti docenti in una delle più prestigiose istituzioni di Istruzione artistica d’Europa, l’Accademia di Belle Arti di Brera. Al tempo stesso rappresenta uno dei possibili scenari dell’arte italiana, laboratorio di immagini, di segni e di sintomi delle diverse concezioni espressive, sospese tra ragioni analitiche e tensioni emotive, tra dimensione simbolica e immaginazione concreta.
Quelli documentati in questa esposizione sono linguaggi sostenuti da una forte apertura creativa e dalla primaria necessità di elaborare le regole della comunicazione, di criticarle o di trasformarle seguendo le motivazioni della visione individuale. Da questo contesto fluttuante emerge la presenza di una molteplicità di tendenze che corrisponde, ormai da diversi decenni, al clima diffuso dell’arte nell’epoca dei linguaggi compresenti, linguaggi della complessità che si diramano come frammenti di una totalità perduta, anzi volutamente persa di vista, negata come punto di riconoscimento di una prospettiva pacificante. Frammenti inquieti in cui gli artisti fissano quelli che Guido Ballo ha poeticamente definito «spigoli ignoti» della sensibilità.

Ciò sta a indicare che la coscienza creativa degli artisti segue ipotesi ispirate ai valori dinamici del processo di trasformazione dell’arte e del suo sistema di riferimenti, dunque si riferisce al fluire di modelli che stanno vicini, si toccano, sono compresenti, si escludono oppure si ignorano totalmente.
Il campo dell’arte si è talmente dilatato da poter essere considerato come un insieme di campi teorici che agiscono l’uno a insaputa dell’altro, concentrati nell’ossessione della propria forma simbolica, sempre più incapaci di confrontarsi sul piano dei progetti comuni e sempre meno interessati ad accettare il principio di contraddizione come molla che fa scattare nuove crescite espressive e comunicative.
Si va dall’interesse per la purezza del segno alle contaminazioni della materia, dalla rappresentazione realistica della figura al suo aspetto fantastico e visionario. Se ci si sposta sul piano del progetto scultoreo, si incontrano segni plastici legati alla memoria espressiva del corpo o all’evocazione della natura oppure alla trasfigurazione della realtà oggettiva.
Sul versante opposto, si pongono le soluzioni cosiddette astratte, immagini aniconiche basate sul rapporto tra struttura e colore, riflessioni sul valore primario delle forme solide e sulle valenze costruttive del segno. Né vanno dimenticate le esperienze della pittura lirica, evocativa, visionaria, esperienze considerate superate dalla progettualità delle avanguardie, eppure capaci di rinnovarsi come pratiche finalizzate alla ricerca della luce e allo sconfinamento del colore nella dimensione dell’infinito.

D’altro lato, l’attenzione va alle forme della pittura contemporanea di segno figurativo, alle sue influenze iconografiche di radice realista o metafisica o fantastica. Pensiamo inoltre alla reinvenzione di immagini influenzate dalla cultura della Pop Art, ma anche al recupero di “marca italiana” dell’immagine figurativa operato dall’arte post-moderna, nelle sue varie declinazioni.
In questo senso, va segnalata la rigorosa continuità della pittura non figurativa con l’astrattismo geometrico e con le poetiche del costruttivismo, all’opposto delle quali si pongono le esperienze dedicate all’elaborazione della materia in senso “informale”, o quelle giocate sull’affermazione del segno pittorico in chiave gestuale.
Accanto alla prevalenza di queste forme visive si pongono ricerche di carattere concettuale che vanno dall’uso della citazione iconografica al rapporto tra scrittura e immagine, dall’analisi del segno grafico alle esplorazioni del mezzo fotografico, fino a progetti di installazioni ambientali, in relazione con l’architettura e con il paesaggio.

Queste complesse linee di ricerca suggeriscono un panorama dell’arte italiana come un grande campo magnetico dove le opere si attraggono e si respingono, muovendosi tra il rigore della ragione e il sentimento dell’imprevedibile, ben sapendo che gli odierni orientamenti espressivi non possono essere catalogati in precise formule stilistiche, ma vivono sotto il segno della reciproca contaminazione.

Che l’arte contemporanea si sia sempre identificata nel presupposto di un sistema di segni mutevoli è una convinzione che risiede nella lettura dei linguaggi creativi che hanno interpretato la realtà al di fuori di ogni illusoria rappresentazione, come pratica del dubbio e dell’interrogazione, ben oltre i falsi miti delle certezze e delle garanzie delle logiche comunicative dominanti.
Gli stili, le metodologie, i linguaggi sono quelli del secolo appena passato, sono le verifiche del Novecento, le avanguardie e le tradizioni del nuovo che ne hanno reso stimolante il percorso, non senza contrapposizioni e guerre di religione creativa. Sono immagini frantumate di un’identità creativa che crede ai valori dell’interiorità e della visione etica della vita, dello scambio e della verifica di valori come questi, senza i quali tutto pare risibile, indegno d’attenzione, stravolto da falsi obiettivi.
In questo repertorio di opere d’arte contemporanea convivono atteggiamenti creativi diversificati che restituiscono il senso complesso della ricerca artistica sviluppatasi in Italia negli ultimi decenni. Il pubblico è invitato a considerare queste opere come segni delle diverse concezioni e delle molteplici mutazioni espressive che caratterizzano l’arte attuale, tenendo presente che si tratta di un insieme di linguaggi legati al divenire di elementi simbolici e immaginativi che, proprio per questa loro libertà creativa, si sottraggono alle strategie persuasive ed evasive degli attuali sistemi della comunicazione visiva. In questo contesto diversificato di proposte estetiche l’osservatore può avere la sensazione di sentirsi coinvolto in un flusso di forme che esprimono differenti identità dell’opera d’arte: dal disegno al quadro, dalla tela dipinta al manufatto oggettuale, dalla composizione bidimensionale al rilievo scultoreo, dal collage all’assemblaggio, dall’opera moltiplicata all’unicità dell’immagine fotografica.
Ogni opera esprime la scommessa personale dell’artista, quello stato di inquietudine permanente dove la forma e l’informe, la costruzione e la disgregazione, la concentrazione e la perdita del centro sollecitano l’osservatore a riconoscersi in un orizzonte sempre più vasto di quello che è abituato a percepire quotidianamente.
In virtù di questa complessa dimensione, il viaggio che il pubblico può intraprendere è un’avventura caratterizzata da una profonda libertà d’invenzione.

Essa permette di confrontarsi con la vitalità del presente, con la prospettiva viva e coinvolgente che l’arte esercita sul terreno dell’attualità, come dimensione aperta della ricerca, territorio ricco di sentieri da seguire, di zone inesplorate da approfondire.
Del resto, il pubblico attuale ama riscoprire attraverso l’arte i valori dell’immaginario, del misterioso e del fantastico, dell’insolito e del meraviglioso. È un pubblico che desidera sentirsi partecipe delle ricerche più avanzate attraverso la conoscenza, la frequentazione e il possesso delle opere di quella grande vetrina di forme che è l’arte contemporanea.

È intorno al pericolo d’inaridimento dei processi creativi in formule intoccabili che bisogna riflettere, per saper vedere nell’arte un luogo di magica marginalità che sta al centro del mondo, una zona che interagisce con la vita e con le sue tensioni morali, non solo estetiche o strettamente linguistiche: zona che garantisce il movimento e lo spostamento del pensiero da un territorio all’altro, da un’ipotesi espressiva al suo esatto contrario.

Nel segno della vita.

Claudio Cerritelli