Introduzione di Nicola Micieli

L' elemento di più immediata evidenza, tra gli altri notabili della presente edizione della Mostra di Artisti Contemporanei, la nona sin qui promossa e organizzata dall’Associazione Nazionale Prevenzione Oncologica di Pavia, è senza dubbio il considerevole numero di artisti italiani (ma non mancano gli artisti stranieri residenti in Italia) proposti sulle pareti di Santa Maria Gualtieri.
È una galleria fitta di presenze significative. Alcune sono conosciutissime, non di rado celebri. Altre, meno note al grande pubblico, rappresentano comunque accertati valori degni della massima considerazione. Non mancano i giovani di sicuro talento e in via di affermazione. Sono tanti, davvero tanti e valorosi artisti. Vorrei partitamente nominarli e presentarli pur con una notarella, un cenno critico, se non si opponessero la ragion sufficiente del loro numero, appunto, e la forzata brevità di questa introduzione a una rassegna ampia e composita oltre ogni più rosea aspettativa.
A tutti, e a ciascuno, va la mia gratitudine per aver accolto l’invito a contribuire, con un’opera appositamente eseguita, alla raccolta di fondi destinati a sostenere la molteplice attività umanitaria svolta dalla ben nota associazione. Le cui principali funzioni sono due. La prima è dichiarata nella ragione sociale: mettere a punto e applicare strategie comunicative atte a diffondere la cultura della prevenzione, lo strumento di base, e direi il naturale “antidoto” che occorre potenziare nella lotta al cancro e alle altre patologie di alta incidenza sociale. La seconda, attuata di concerto con le strutture sanitarie, è l’offerta di attrezzature e servizi assistenziali ai pazienti in cura e ai loro familiari, durante la fase critica della degenza ospedaliera, e quella delicata della convalescenza e del rientro nei normali ritmi di vita.

Il dato quantitativo in sé, ovviamente, non sarebbe parametro sufficiente ad attestare la bontà della manifestazione. Diventa davvero rilevante e di particolare significato se lo si considera in rapporto sia alla distribuzione geografica sull’intero territorio nazionale, sia alla rappresentatività, nell’attuale panorama pittorico italiano, degli artisti qui convenuti. Enzo Liaci e i suoi collaboratori possono legittimamente andarne orgogliosi. Dei duecento inviti diramati, su segnalazione dei critici preposti e, in parte, per scelta autonoma degli organizzatori, i tre quinti non sono rimasti inevasi. Non mi pare trascurabile un così nutrito e qualificato concorso di artisti, molti dei quali erano presenti anche in una, o più d’una, edizione precedente della mostra. È un segno forte ed eloquente. Significa apprezzamento del lavoro compiuto con entusiasmo e riconosciuta professionalità dai responsabili dell’associazione pavese, e condivisione degli ideali di solidarietà e dello spirito di servizio che lo motivano e lo animano.
Mi pare, difatti, decisamente centrato l’obiettivo di stabilire una correlazione simbolica tra le finalità istitutive dell’associazione e il messaggio comunque positivo dell’arte, considerata portatrice sana, propositiva e salutare – anche e soprattutto quando insidia e incrina le convenzioni rappresentative, gli stereotipi culturali – di anticorpi creativi che rinnovano e rilanciano l’energia propulsiva, il magnetismo vitale della poesia. La poesia cui ha sempre guardato, come a una fonte di consolazione e di speranza, l’uomo impegnato nella quotidiana fatica del vivere. Ausilio tanto più necessario e benefico allorché l’aspra prova della malattia chiede risorse interiori di resistenza attiva, che credo concorrano in modo non marginale all’efficacia delle terapie.
Accennavo all’impossibilità di mettere a fuoco, fosse pure con un flash, le singole personalità, ciascuna portatrice di una specificità linguistica e di un mondo poetico singolare. Esse meriterebbero un’attenzione critica ben diversamente ampia e incidente di quella che potrei riservare loro in questa sede. Le brevi schede poste a corredo dell’iconografia di questo catalogo valgano a parzialmente compensare la mia omissione. Del resto, una parola costretta al fiato corto, per quanto pertinente e perspicace, risulterebbe quanto meno pretenziosa, e poco più che cerimoniale, in una rassegna aperta, come è questa, su un ventaglio assai ricco e variegato di tendenze pittoriche e grafiche generali e di declinazioni linguistiche e stilistiche individuali, a testimonianza di un’indubbia vitalità di questo settore espressivo che regge bene, evidentemente, all’assedio della fotografia, dei nuovi media e delle diverse altre forme e figure, più invasive e spettacolari, della straordinaria creatività contemporanea.

A scorrerle a volo d’uccello, si ha un quadro abbastanza indicativo della ricerca in atto nel contesto artistico italiano, beninteso limitatamente al versante della forma pittorica sviluppata, per così dire, nel corso della superficie, segnica, aniconica o figurale che sia. Molto ben documentato, per estensione e diversificazione dei materiali, è l’area della figurazione nella gamma intera delle accezioni e dei gradi di persistenza, o di riconoscibilità oggettiva che dir si voglia, della rappresentazione. Si va dalla visualità ferma e icastica dell’immagine, vuoi di derivazione fotografica vuoi di mimesi pittorica lenticolare da trompe l’oeil, alla visualità residuale dell’immagine sospesa tra l’esserci e l’estinguersi della forma, resa precaria dall’immersione dello sguardo nella densità e nella fluidità della materia. Non mancano le testimonianze di rilettura colta dello sterminato repertorio iconico della tradizione pittorica occidentale, cui fanno da contrappeso le dichiarate e ironizzate contaminazioni kitsch che attingono al serbatoio senza fondo, non di rado volgare, dell’immaginario mediatico e dell’iconosfera che chiamerei di consumo. Numerose testimonianze si registrano altresì sul versante dell’immaginario in senso propriamente fantastico o comunque di impostazione marcatamente inventiva, su una scala di variazioni che vanno dalla visione onirica e vagamente surreale al capriccio fantastico e alla risoluzione squisitamente decorativa.
Sul versante aniconico, curiosamente, non compaiono opere astratto-concrete o di appartenenza allo spirito della geometria. In compenso sono ben rappresentate le possibilità di elaborazione del segno e della materia in ambito tanto astratto quanto informale, e mi sembra che il caso abbia qui privilegiato la declinazione lirica d’una sintassi che consente, svincolata dalla servitù del racconto pur minimale e indiziario, di far rifluire e rendere percepibili sensazioni e moti dell’animo altrimenti inesprimibili, e va da sé che la sensibilità e la cultura degli artisti li traduca in eventi visivi di ansiosa o pacata, comunque evocativa qualità formale.
Non sono presenti in questa nona Mostra di Artisti Contemporanei interi versanti della ricerca in atto, e penso in particolare a quelli giocati sui valori materici e oggettuali e sulle nuove tecnologie video e informatiche. Per ovvie ragioni di praticabilità e di proponibilità delle opere, agli artisti oculatamente prescelti era stato richiesto in modo esplicito, difatti, una tela o una carta di piccolo formato. Prescrizione, questa, rispettata, con una sola eccezione, anche dal piccolo manipolo degli scultori invitati, in rappresentanza d’una categoria in Italia fiorente e vigorosa, talché sarebbe opportuno, ancorché di meno agevole realizzazione, riservarle un’intera prossima rassegna. Lo suggerisco all’amico Liaci, sapendolo pronto ad accogliere le sfide e tenace quanto basta a superare le oggettive difficoltà dell’impresa, e implicitamente lancio l’idea nella convinzione che questa rassegna, ormai matura e pienamente riconosciuta come un momento importante di incontro tra gli artisti e l’associazionismo impegnato sul piano umanitario, abbia non solo un futuro percorribile e grato, ma possa ambire a obiettivi sempre più avanzati e impegnativi.

Nicola Micieli